Deliziosi i campioni del processo mediatico indignati per le dimissioni in diretta tv
16 AGO 20

Al direttore - Se avessi saputo che, alla fine, sarei stato costretto a dimettermi da ministro per motivi di opportunità politica, io avrei consigliato a mio figlio di farsi regalare non un Rolex, ma almeno un Patek Philippe Minute Repetear 5074R (il prezzo è sul portale dell’azienda ginevrina).
Michele Magno
Michele Magno
Dura Rolex, sed lex.
Al direttore - Di deprimente c’è solo che un ministro è stato costretto a dimettersi non essendo neanche indagato. Questo è il vero scandalo. Per non parlare di quanto siano stonati e farisaici – in un paese che ha elevato raccomandazioni e favoritismi ad arte popolare, praticata a tutti i livelli e in ogni ambito – questi continui rigurgiti di moralismo a un tanto al chilo. Ma il problema, come si dice, è a monte. Sta nel pretendere un surplus di moralità da chi ricopre un incarico pubblico, qualsiasi esso sia, trascurando il non banale dettaglio che la natura umana non diventa migliore semplicemente indossando una toga, una talare o la giacca da ministro (tanto più se cucita male). Questo non vuol dire, sia chiaro, indulgere al lassismo o giustificare il malcostume. E se poi tizio o caio è anche una brava persona, tanto meglio, ovvio. Ma intanto altro è il malcostume e altro sono i reati; in secundis, e cosa più importante: ciò che conta è quello che uno fa nell’adempimento del suo ruolo, il resto sono chiacchiere e distintivo. Per restare sulla politica: da cattolico preferirei mille volte un ateo professo che mi fa una buona legge sul quoziente famigliare, che un cattolico tutto di un pezzo che per i cattolici non facesse nulla o peggio.
Luca Del Pozzo
Luca Del Pozzo
Tutto vero. Ma la cosa più bella di queste ore sono quei giornali che praticano l’arte del processo mediatico e che ora, oplà, si indignano per Lupi che si difende e si dimette in tv. Carini, deliziosi.
Al direttore - Mi permetta un parallelismo tra Renzi e Garcia: sono due falsi eclatanti di bigiotteria.
Fabrizio Spagnolo
Fabrizio Spagnolo
Al direttore - Concordo con l’osservazione contenuta in un editoriale del Foglio del 20 marzo, secondo la quale a ogni governo della zona euro deve essere riconosciuto il diritto di parola sulla vicenda greca: il che non è accaduto la sera di giovedì scorso quando si è tenuto, a Bruxelles, un minivertice con Tsipras al quale hanno partecipato, tra gli altri, Angela Merkel e François Hollande, ma non i capi degli altri esecutivi, primo dei quali il nostro premier. Così il secondo paese creditore della Grecia non è stato ammesso al summit nel quale evidentemente si è riproposto il “direttorio” franco-tedesco. Non credo che ciò possa passare sotto silenzio perché rimarcarlo sarebbe una prova di malinteso orgoglio nazionale. Meraviglia che fin qui manchi una reazione. Certo, non se ne può inferire una generale sottovalutazione dell’Italia in ambito comunitario. Ma i casi in cui si manifestano pregiudiziali orientamenti di “non favor” cominciano a presentarsi nel campo bancario e finanziario, anche nell’ambito delle strutture amministrative, e richiedono ora una pronta reazione per evitare che si trasformino in un ingiustificabile andazzo. Se a ciò, poi, si aggiunge la singolare posizione tedesca che vuole che si consideri il caso greco come di esclusiva competenza tecnica – dunque materia solo dell’Eurogruppo – escludendo indirizzi politici, magari con il retropensiero di orientare a distanza le scelte “tecniche”, si vede a quali distorsioni istituzionali, partendo da un caso specifico, si può andare incontro, mentre poi si parla, con queste premesse, di progressi da compiere nell’integrazione politica, fino all’Unione politica. Coi più cordiali saluti.
Angelo De Mattia
Angelo De Mattia
Al direttore - Caro Cerasa, lei scrive: “Siamo un paese ultra democratico dove però, su molti temi, vige la tirannia del pensiero unico”. Posto che Elton John, Courtney Love, Ricky Martin e tanti altri nella schiera boycott D&G/Mozilla/Barilla non sono italiani, mi chiedo se la sua affermazione non si applichi meglio all’occidente tutto; mi pare che “su molti temi” l’Italia sia semmai particolarmente “arretrata” (o “tradizionale” a seconda del giudizio che se ne dà). Abbiamo già tanti difetti, inclusi molti tic culturali; non le pare eccessivo imputarci anche lo strapotere del pol. corr., che ha origine e massimo splendore a ben altre latitudini?
Daniele Montani
Daniele Montani